La sfida più grande: libero scambio a Shanghai



Per la Zona di libero scambio (ZLS) di Shanghai la sfida più grande arriva ancora dal controllo sui capitali. Solo se la ZLS di Shanghai sarà in grado di distinguere quali siano i capitali usati per operazioni di arbitraggio [l'acquisto di un bene o di un'attività finanziaria su un mercato per rivenderlo su un altro, sfruttando le differenze di prezzo al fine di ottenere un profitto, ndr], questi potranno aiutare l’economia reale. Di fatto, però, queste stesse operazioni potrebbero minacciare la stabilità dell’intero sistema finanziario. Il piano complessivo per la zona di libero scambio, da tempo atteso dai mercati, include la liberalizzazione del conto capitale [i movimenti di capitale, ndr], la liberalizzazione dei tassi d’interesse e l’internazionalizzazione del Renminbi.

Anche se il piano non è tanto diverso da quanto riportato in precedenza dai media, esso viene universalmente considerato dal mondo esterno come un primo esperimento per un futuro programma di riforme del governo. Il che significa che è in corso un'accelerazione nella liberalizzazione del conto capitale della Cina, così come nella riforma del suo settore dei servizi.

Contemporaneamente, la ZLS di Shanghai non dovrebbe introdurre in maniera indifferenziata una tassazione sui profitti delle imprese del 15 per cento, né aprirà negozi tax-free. In definitiva, i funzionari cinesi sperano quindi di introdurre soprattutto politiche innovative all’interno della ZLS, non limitandosi all’adozione di politiche preferenziali. Con queste premesse, l’esperienza della ZLS di Shanghai potrebbe espandersi velocemente in altre regioni. Con la ZLS di Shanghai si spera di liberalizzare ulteriormente il settore dei servizi, compresi quelli finanziari. Questa, di fatto, è una politica che mira a prendere due piccioni con una fava: da un lato la Cina potrà trasferire l’esperienza maturata a Shanghai in aree più estese; dall’altro, la Cina potrà usare la ZLS di Shanghai come scalo tecnico per condurre negoziazioni nel quadro di un ipotetico futuro accordo di partnership pan-Pacifica (TPP), e far svolgere alla ZLS il ruolo di finestra aperta verso l’esterno.




La ZLS di Shanghai ha in programma di liberalizzare i servizi e il commercio, adottando una “lista negativa” [ossia, indicando in un elenco quali sono i settori in cui gli stranieri non potranno investire, senza però esplicitare in quali settori sarà possibile farlo, ndt]. Solo se verranno definiti in maniera inequivocabile quali sono i settori che saranno inclusi [nel progetto di liberalizzazione], sarà possibile liberalizzare anche gli altri settori dei servizi senza eccezioni, compresi i nuovi settori che sorgeranno in futuro.

Queste misure di riforma vanno di pari passo alle negoziazioni per la TPP, rendendo il progetto pilota di Shanghai conforme ai possibili nuovi requisiti standard per il futuro commercio internazionale. Oltre a questo, la ZLS incoraggia anche l’impresa privata e l’ingresso di istituzioni finanziarie a capitale straniero, rendendo anche in questo caso necessario per la Cina il controllo della maggiore liberalizzazione del conto capitale. Al momento, si prevede che all'interno della ZLS saranno portate avanti la mercatizzazione dei tassi d'interesse e la liberalizzazione del conto capitale. Una volta che queste misure entreranno in vigore, queste rappresenteranno una sfida tanto per le misure che la Cina ha finora adottato per tenere sotto controllo il conto capitale e per quella che è la sua attuale politica del tasso di cambio, quanto per la regolamentazione dei tassi d'interesse.

Inoltre, anche la supervisione del settore bancario dovrà essere adattata alla riforma, il che comporta anche la necessità di introdurre all’interno della ZLS un nuovo modello di monitoraggio delle attività finanziarie. Contemporaneamente, dato che al suo interno saranno liberalizzati tutta una serie di servizi - che comprendono la finanza, il commercio, servizi professionali e l’industria culturale - la ZLS essa diventerà un'esplicita sfida a Hong Kong. Infatti, anche il presidente del gruppo Cheung Kong, Li Ka-shing, ha già espresso la propria preoccupazione rispetto al rischio che Shanghai possa rappresentare, in futuro, una minaccia per Hong Kong. Di solito queste sfide non sono molto evidenti nel breve periodo, ma Hong Kong sarà comunque costretta a migliorare costantemente la propria competitività attuando nuove riforme. Ma per la ZLS di Shanghai, la principale sfida arriva dal controllo dei capitali; il problema più grande che essa dovrà affrontare sarà quello di capire come mantenere un giusto equilibrio tra liberalizzazione, da un lato, e controllo dei rischi, dall’altro.

Osservando la questione a partire dall’esperienza fatta da altre regioni, l’arbitraggio transfrontaliero porta ad una ridotta efficacia nel controllo dei capitali. Il mercato CNH di Hong Kong ne è un esempio classico. I canali commerciali sono spesso usati anche per operazioni di arbitraggio onshore e offshore. Solo se la ZLS di Shanghai riuscirà a “distinguere” questi capitali di arbitraggio, tali operazioni saranno d’aiuto all’economia reale. Di fatto, però, queste operazioni di arbitraggio potrebbero creare una minaccia per la stabilità dell’intero sistema finanziario. La liberalizzazione complessiva del settore dei servizi e di quello finanziario è l’idea di fondo dietro all’istituzione della ZLS di Shanghai. In quest'ottica, il governo potrebbe anche trasferire maggiori poteri al mercato, permettendo l’ingresso di capitali stranieri e privati. Per il mercato, l’entrata in vigore del piano generale della ZLS di Shanghai, significa che la riforma della Cina è entrata in una nuova fase. Nel prossimo futuro, l’amministrazione di Shanghai potrebbe rendere noti ulteriori dettagli circa le politiche che intende adottare, dando un nuovo impulso al lancio e allo sviluppo della Zona di libero scambio di Shanghai.




Tradotto da Piero Cellarossi, 08 Ottobre 2013
 



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