Le false demolizioni a Lhasa



Il dibattito su modernizzazione e tutela dell’identità delle minoranze è una problematica che ha segnato la questione tibetana sin dalla nascita, tra la fine del Diciannovesimo e l’inizio del Ventesimo secolo. Sin da allora il gruppo dominante han si è proposto di guidare le arretrate minoranze in un processo di sviluppo più o meno sensibile di fronte alle loro tradizioni sociali e culturali, suscitando talvolta forti resistenze, come evidenziato anche dal caso tibetano. L’ultimo allarme giunge dalla voce della poetessa Tsering Woeser, che la scorsa settimana dalle pagine del suo blog ha denunciato casi di demolizione nella città vecchia di Lhasa. A pochi giorni di distanza arriva la risposta ufficiale del governo, che sulle pagine del Quotidiano del popolo 人民日报 smentisce le critiche diffuse sul web ribattendo alle accuse.


Il 4 maggio su weibo (1) l’articolo La nostra Lhasa sta per essere distrutta! Salviamo Lhasa!, postato con alcune foto che ritraggono “grandi demolizioni e costruzioni” criticava lo smisurato sfruttamento commerciale della città vecchia di Lhasa.

[...]

Demolizione o ristrutturazione?

[...]

Entrando nel Barkhor (2) si possono vedere le impalcature e le reti di protezione, che coprono quasi completamente gli edifici sui due lati della via [...]. Per sostituire le tubature sotterranee, il verde lastricato è stato divelto, ma nel mezzo della strada è stato lasciato un percorso largo più di un metro, che consente il cammino alle folle di fedeli giunte per rendere omaggio al Buddha.

I lavori del piano di tutela della città vecchia di Lhasa sono partiti nel dicembre del 2012 e oggi procedono nel fermento generale. L’area del Barkhor è il cuore storico della vecchia Lhasa, con una superficie complessiva di 1,33 chilometri quadrati e una popolazione di residenti vicina alle ottantamila unità [...] Qui non solo risaltano la peculiarità etniche e religiose, ma sono conservati anche una grande quantità di preziosi edifici e di siti di interesse storico.

[...]

Nyima Tsering 尼玛次仁, un monaco del monastero di Jokhang, ha dichiarato che il piano di tutela della città vecchia di Lhasa ha portato benefici tangibili alla tutela del patrimonio culturale di Jokhang: «i beni culturali hanno due nemici in natura: l’acqua e il fuoco. Prima, nel monastero, i cavi elettrici erano disseminati disordinatamente, il rischio di incendio era serio. Inoltre, in caso di grandi piogge, lo scolo delle acque di scarico non era libero, con serie conseguenze su fondamenta e affreschi del monastero». Per Nyima Tsering, il piano di salvaguardia ha permesso di introdurre la messa a terra e di liberare dalle otturazioni i tubi di scarico, allontanando così la minaccia di disastri legati al fuoco e all’acqua.

[...]

In occasione del lancio del progetto, l’amministrazione ha effettuato un sondaggio, secondo cui il novantasei per cento dei residenti sostiene il piano, mentre il novantuno per cento dei venditori di strada del Barkhor ha compreso la necessità del trasferimento dei banchetti.

«Lo scopo centrale del piano è una migliore salvaguardia dell’aspetto della città vecchia di Lhasa; i lavori di tutela e restauro includono la protezione di edifici di interesse storico e il restauro delle costruzioni tradizionali, la ristrutturazione di nuovi edifici e l’installazione di porte e finestre a risparmio energetico nelle case dei residenti». Wang Jian 王健, architetto capo dell’Istituto di design architettonico e valutazione immobiliare della Municipalità di Tianjin, ritiene che il Dipartimento per la pianificazione ha condotto un vasto numero di sopralluoghi negli edifici della città vecchia, invitando contemporaneamente molti esperti di architettura tibetani a guidare a più riprese i lavori, per ottenere un restauro veramente fedele alle forme originarie.

Per quanto riguarda la questione –sollevata in rete- dell’omologazione delle facciate degli edifici e delle insegne delle attività commerciali ristrutturate nel Barkhor, Wang Jian risponde: «alcuni edifici più recenti erano stati costruiti con stili architettonici in gran parte diversi rispetto alle case dei quartieri antichi. L’adozione di uno stile uniforme riguarda principalmente le facciate di questi edifici, mentre le insegne originali dei negozi storici sono temporaneamente conservate in altri luoghi in attesa di essere ripristinate in futuro. Solo le insegne con maggiori danni saranno rimpiazzate secondo standard uniformi».

«All’interno dei lavori di salvaguardia e restauro –assicura Cida 次达, vice direttore generale dei lavori per il progetto di salvaguardia della città vecchia di Lhasa- faremo il massimo possibile per preservare l’aspetto originale degli edifici. Dove saranno sufficienti piccoli restauri non ci saranno assolutamente grandi interventi; laddove sarà possibile riutilizzare le componenti strutturali originali, queste non verranno sostituite con le nuove, e se riusciremo a evitare l’evacuazione e la ricostruzione degli edifici faremo del nostro meglio per impedire i trasferimenti».

[...]

L’esaurimento della falda acquifera

[...]

Su weibo si legge: «per la costruzione dell’immenso centro commerciale a partecipazione statale “Superhuman Era Plaza”, situato ai margini della vecchia Lhasa, l’aspirazione delle falde acquifere per ventiquattro ore al giorno ha creato il rischio di formazione di crepe, subsidenze e anche di profonde cavità». Inoltre, è stata diffusa una foto in cui si vede «il fiume Kyi quasi in secca [...], con molti tibetani accorsi di spontanea volontà per salvare i pesci». [...]

[...] Allo stato attuale, l’acqua potabile che rifornisce i residenti di Lhasa proviene dall’acquedotto nella periferia occidentale della città. L’impianto copre un’area di ottanta mu [più di cinquantatremila metri quadrati, ndt], di cui l’ottantasette per cento è coperto da vegetazione. Pan Tieshuan 潘铁栓, direttore dell’impianto, ci ha detto che per garantire la sicurezza e la qualità dell’acqua, oltre a raccogliere le acque in aree distanti dalla città, i pozzi a cui attingere sono distanziati gli uni dagli altri più di cento metri.

Il Superhuman Era Plaza menzionato su weibo è stato edificato nel 2011; in quell’occasione, la costruzione del parcheggio sotterraneo richiese senza dubbio l’aspirazione di una parte della falda acquifera, e per questo alcuni cittadini manifestarono anche delle preoccupazioni.

Meng Fanhua 孟繁华 è un artista tibetano che gestisce un negozio di pittura e calligrafia in Via Jiangsu. Di formazione ingegnere idraulico, non dà credito alle voci secondo cui l’aspirazione dell’acqua avrebbe provocato la formazione di crepe e di cavità profonde: «per fare un esempio, se questa casa fosse piena di acqua e tu portassi via tutta l’acqua sotto questa teiera, cosa accadrebbe all’acqua che è intorno? Ovviamente andrebbe a riempire lo spazio vuoto». Secondo il ragionamento di Meng Fanhua solo se si aspirasse via tutta l’acqua contenuta nella casa ci sarebbe il rischio di crepe o di cavità sollevato su internet.

Stando a quanto appreso, sempre nel 2011, il governo municipale convocò una conferenza stampa a cui presero parte degli esperti del ministero delle Risorse Idriche e del ministero delle Risorse del Territorio. In quell’occasione, la divulgazione dei risultati delle ricerche dimostrò che l’opera di drenaggio non avrebbe influito sulle risorse idriche, né avrebbe creato subsidenze nel terreno o comportato minacce agli edifici circostanti.

Di fronte alle voci sull’esistenza di crepe, abbiamo percorso di proposito il perimetro del centro commerciale, senza rilevarne alcuna; tuttavia, nei pressi dell’edificio all’imbocco di Via Pechino orientale ci è sembrato di imbatterci in una frattura del terreno. Ouyang Liping 欧阳丽萍, direttore dell’Ufficio delle risorse idriche dell’amministrazione di Lhasa, ritiene che il progetto di riqualificazione della città vecchia ha consentito di sistemare le tubature sotterranee. Le vibrazioni provocate dagli scavi per strada potrebbero aver prodotto delle crepe, «tuttavia, allo stesso tempo, questo non è necessariamente da mettere in relazione con l’aspirazione di acqua dal sottosuolo, che d’altro canto non può avere causato in alcun modo cavità profonde».

Per quanto riguarda le voci sul blocco del corso del fiume Kyi, siamo giunti alla conclusione che si tratti di un’esagerazione. Quando il Kyi si avvicina a Lhasa viene diviso in due bracci dall’isolotto Xianzu 仙足, che si trova al centro del fiume. Il primo braccio continua a scorrere lungo il lato meridionale dell’isolotto, il secondo, invece, ne segue il lato settentrionale, entrando infine in città. Per promuovere lo sviluppo dell’industria culturale tibetana, lo scorso anno, nel villaggio di Cijiaoling 次角林 a sei chilometri di distanza da Lhasa, sono partiti i lavori di costruzione del Parco della creatività culturale e turistica del Tibet cinese, con incluso lo stadio “principessa Wencheng” (3) per manifestazioni folkoristiche su grande scala. Per collegare meglio Cijiaoling con Lhasa, è stata avviata la costruzione del grande ponte di Cijiaoling, che attraversa il fiume Kyi. Il grande ponte si trova sul lato Sud dell’isola di Xianzu, per cui la squadra di lavoro ha provvisoriamente deviato il corso a Sud dell’isola nel braccio che scorre a Nord, così la portata del corso sul lato meridionale è diminuita.

La differenza tra la portata del fiume Kyi nella stagione delle piene e in quella secca è molto grande. Stando a quanto riferito da Ouyang Liping, «nella stagione delle piene la portata raggiunge di media i mille metri cubi l’ora, ma in quella secca è limitata ad alcune decine di metri cubi». Secondo lui, se la portata del corso esterno del fiume Kyi sul lato Sud è diminuita, oltre ai lavori che ne hanno deviato il corso andrebbe considerata anche la limitata portata del fiume nella stagione secca.

Uno degli operai ci ha riferito che «dopo la fine dei lavori di costruzione del grande ponte, il fiume Kyi tornerà ad avere l’aspetto di una volta».

Lo sfruttamento commerciale di Lhasa

[...]

Negli ultimi anni il turismo in Tibet è fiorito. Nel 2012, i visitatori entrati in Tibet hanno superato i dieci milioni, mentre i proventi del turismo hanno raggiunto i dodici miliardi seicentoquarantasette milioni di yuan [oltre un miliardo di euro, ndt]. [...]

Stando a quanto appreso, il processo di edificazione e pianificazione del capoluogo tibetano presta attenzione sia alla tutela dei beni culturali sia alla prevenzione dall’eccessivo sfruttamento. Per proteggere beni culturali di importanza fondamentale nella città vecchia, le autorità nazionali e della Regione autonoma tibetana hanno stanziato un totale di più di trecento milioni di yuan [circa ventiquattro milioni di euro, ndt] per la realizzazione di nove progetti di tutela di importanti beni culturali. Tra questi, sei sono stati ultimati nella prima metà di quest’anno, due saranno completati per la fine del 2013, mentre la realizzazione dell’ultimo, la salvaguardia delle pitture murarie di Jokhang, è prevista per il 2014.

Prendendo in esame il Potala, il flusso di visitatori quotidiano è stato limitato sulla base delle possibilità di ricezione che la struttura può sostenere. Lavori di tutela e restauro sono stati effettuati diverse volte. Luosang Nianzha 洛桑念扎, del corpo dei vigili del fuoco all’interno del palazzo, sostiene che «ora, la capacità di ricezione del Potala conta circa duemilaseicento visitatori quotidiani».

«La città vecchia è densamente popolata, poiché vi si concentrano quasi tutte le funzioni possibili, come quelle del vivere queotidiano, religiosa, residenziale, del commercio, dell’istruzione e del turismo. È indispensabile razionalizzare il sistema di gestione dell’area e tenere alti i livelli di protezione e di edificazione». A parlare è Qi Zhala 齐扎拉, membro del Comitato permanente della Regione autonoma tibetana e Segretario generale del Partito a Lhasa, secondo cui il progetto di salvaguardia consacrerà il Barkhor come zona residenziale, terra dei fedeli e dei praticanti buddhisti e meta per il turismo di alta fascia, ma ne attenuerà allo stesso tempo la funzione commerciale.

Sulle voci circa la costruzione del Centro commerciale Barkhor, abbiamo intervistato svariati proprietari di attività commerciali, che in gran parte non si sono pronunciati chiaramente. Per Yisu 益苏 «il centro commerciale non sorgerà nel Barkhor, senza ombra di dubbio; qui non ci sarà neppure nessun parcheggio sotterraneo, perché non è consentito demolire niente nel Barkhor». Yisu ne è convinto a tal punto che per lui le voci comparse su weibo circa la “demolizione del Barkhor” sono davvero ridicole.

Dopo svariati tentativi, abbiamo rintracciato il sito ove sta per essere costruito il Centro commerciale Barkhor. Si trova a quasi due chilometri di distanza dal Barkhor, nell’area ove sorgevano i vecchi edifici dell’amministrazione municipale. Siamo ancora nella città vecchia, ma non nell’area storica del Barkhor, quella che circonda il monastero di Jokhang. Cao Pengcheng 曹鹏程, vice direttore della Commissione per la gestione del Barkhor, ha dichiarato: «in linea d’aria il Centro commerciale Barkhor dista ottocento metri dal mercato di Tromzikhang e milleottocento metri dal Jokhang [...]. Il sito dove si trova la vecchia amministrazione cittadina non è neppure considerabile una zona di interesse storico».

Anche Hou Fei 侯飞, un dirigente amministrativo conferma questa tesi: «I vecchi uffici sono stati costruiti più o meno tra il 1991 e il 1992, e anche il grande palazzo che dà sulla via è stato ricostruito dopo gli incidenti del 2008».

Note al testo:
(1)    Weibo 微波 è il più popolare social network cinese, paragonabile a Twitter.
(2)    Il Barkhor è il percorso circolare intorno al monastero di Jokhang, dove convergono ogni giorno i pellegrini buddhisti e i residenti in preghiera. La via del Barkhor ospita anche il celebre mercato del Tromzikhang ed è tra le principali mete turistiche del Tibet.
(3)    Wencheng 文成 era la principessa Tang 唐 inviata nel Settimo secolo in sposa al re del Tibet Songtsen Gampo, per favorire la fine delle ostilità tra l’allora potente regno guerriero tibetano e l’impero cinese. L’unione tra le due case reali ha assunto in tempi recenti un valore propagandistico molto forte in Cina, essendo uno dei principali simboli dell’antichità delle relazioni politiche sino-tibetane.

Tradotto da Mauro Crocenzi, 21 Maggio 2013